«Krabi» e il velo dell’esistenza | Consigli di lettura

di Simone Zaniletti, studente presso Università degli Studi di Pavia

Noi uomini siamo abituati, nella frenesia della nostra routine quotidiana, a guardare la vita come se si riflettesse allo specchio: le cose accadono e sono esattamente come le vediamo, come lo “specchio” ce le restituisce. Ma se ci fosse qualcosa oltre allo specchio? E se lo specchio in realtà fosse altro, ad esempio un velo?

Non è un’invenzione del nuovo millennio l’idea che la vera essenza del mondo sia illusoriamente filtrata attraverso un velo e non direttamente riflessa allo specchio. Forse ognuno di noi inconsciamente è a conoscenza di questa verità, ma forse pochi hanno avuto la possibilità di verificarla.

Questa verità è intangibile, inavvicinabile; eppure qualcuno ci si è avvicinato più di altri, qualcuno l’ha intravista e sfiorata anche se impercettibilmente e fugacemente, qualcuno ha dovuto fare i conti con essa. L’ho scoperto leggendo “Krabi”, un libro scritto da Carlo Maria Oddo, medico legale e Colonnello dell’Arma dei Carabinieri. Ho letto il libro in poche ore: 111 pagine scorrevoli e dense in cui si alternano l’umanità e la tenerezza di un padre, la professionalità e la disciplina di un professionista e di un militare, e la riflessività di un uomo profondo.

Partendo dal racconto degli anni universitari e di come ha scelto la professione di medico legale, che Oddo valorizza dandole un ruolo sociale ben spiegato nel libro, l’autore tratta della sua esperienza a Nassiriya e poi, nella maggior parte delle pagine, dello tsunami avvenuto in Thailandia nel 2004.

A prima vista Krabi potrebbe sembrare un semplice diario di ricordi vissuti da chi è stato inviato sul luogo del disastro per identificare i corpi delle vittime. Ma l’apparenza inganna: infatti alla vera e propria attività forense si sovrappongono i pensieri, le responsabilità, le paure, le incertezze dell’autore che era l’unico medico legale della squadra italiana inviata in Thailandia, ma anche i momenti di soddisfazione e realizzazione professionale, di leggerezza per decomprimere la tensione ed essere più concentrati sul lavoro, senza mai perdere il contatto con una realtà crudele e funesta.

Krabi è il racconto di come un’intera comunità possa essere sconvolta da un avvenimento naturale. La storia del mare, culla dei nostri lunghi bagni, melodia per il nostro relax sulla spiaggia e panorama mozzafiato per i nostri occhi, che improvvisamente si trasforma in un incubo. L’incubo di chi è morto, di chi si è salvato ma ha visto gli altri morire, di chi ha perso i propri cari, di chi deve abbandonarli temporaneamente per partire e aiutare a ritrovare i dispersi, a riconoscere le vittime, a ricostruire un Paese distrutto.

Krabi è il racconto di come il velo che separa nettamente i confini della vita e della morte possa squarciarsi; quando ciò succede si può vedere oltre al velo, oltre a quello che quotidianamente guardiamo. Sono momenti di dolore, di riflessioni, di incertezze. Solo il tempo può ricucire lo squarcio, ma nemmeno questo rimargina le ferite che una tale esperienza infligge a chi l’ha vissuta. E solo chi legge libri come “Krabi” può capire perché questo succede. 

Krabi è il racconto dei contrasti: la vita e la morte, i cadaveri e i sopravvissuti, il dicibile e l’indicibile, e così via. Ma è anche il racconto dei dettagli: un orologio, degli anfibi, una maglietta della Lazio, oggetti abitudinari che in un momento così solenne e commovente diventano emblemi della vita. 

Krabi è l’ispirazione per la riflessione del lettore. L’uomo è così debole e impotente di fronte alla natura? La vita è effimera e precaria come questi avvenimenti strazianti la fanno sembrare? 

Sono domande a cui nessuno sa trovare una risposta certa, ma a cui alcuni uomini e alcune donne, come Oddo e le tante persone menzionate nel libro, sono stati costretti a pensare; Krabi è “lo squarcio del velo di Maya” come l’autore la definisce, è la rottura di quell’equilibrio che costringe l’uomo a riflettere. 

Per questo Krabi è un patrimonio che solo chi ha letto il libro, immedesimandosi in chi ha vissuto l’esperienza, può valorizzare.